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Avvento Natale 2008 Questo brano ci delude un po’, ci appare povero di significati, infatti i personaggi principali non pronunciano nessuna parola, sono muti. Nessuna parola pronunciano Maria e Giuseppe e nessuna, ovviamente il neonato. Si tratta di un racconto che presenta una serie di umili gesti scanditi nel silenzio. Sullo sfondo stanno i grandi gesti del potere politico: il censimento di tutta la terra, per sottolineare l’esagerato potere romano che continua ad estendersi ed a opprimere i poveri. Sembra di leggere una pagina di un nostro quotidiano! C’è però un’eccezione verso la conclusione del brano: quella di un angelo del Signore che annuncia ai pastori, che di per sé sono fuori dalla scena centrale una grande gioia: “Vi è nato un salvatore!” E poi una moltitudine dell’esercito celeste loda Dio, proclama la sua gloria nel più altro dei cieli e pace in terra agli uomini che Dio ama. Davvero straordinario in contrasto tra la povertà della scena centrale e la magnificenza della scena che fa da contorno. Il Dio di Gesù sembra qualificato da alcuni paradossi, da verità apparentemente al limite del buon senso ed anche al di là del buon senso comune: di fronte a Dio il piccolo appare più importante del grande, il povero più del ricco, il disprezzato più di colui che è importante, ed ancora, ciò che sulla terra è solitudine ed umiliazione, può essere grande e glorioso in cielo. Abbiamo perciò una prima indicazione: abituiamoci ad andare oltre le apparenze, al di là di quanto porta il sigillo della moda, del successo, del potere, dell’audience. Abituiamoci anche a guardare Dio come Colui che ordinariamente è dalla parte del più piccolo e del più povero, come qualcuno la cui onnipotenza si mostra anzitutto nella bontà e nella tenerezza, nell’affabilità e nella vicinanza ai più semplici ed ai più umili. Quanto appare nella scena ha un significato unico: Dio ci ama gratuitamente, ci ama prima che noi lo amiamo ed è capace di sacrificarsi per il nostro bene. Siamo invitati quindi a prendere coscienza di non essere soli ed abbandonati nel cammino della vita, di poter guardare in faccia senza eccessivo terrore ed affanno gli eventi “faticosi e imprevedibili” di questi ultimi tempi e quelli che forse ci attendono. Il Signore nel Natale è venuto con noi e con noi rimane, non ci abbandona nella nostra povertà. Il Signore è con i più poveri e dona loro salvezza, vincendo ogni ingiustizia ed oppressione. Il dono proprio del Natale, carissimi amici, dono che auguriamo a voi di tutto cuore, è quello della gioia ed della pace. Non una gioia ed una pace superficiali, effimere, ma la gioia e la pace di Dio, che non ci impediscono di partecipare e di sentire nostri tutti i dolori e le sofferenze dell’umanità, a cominciare dalle sofferenze del nostro povero Paese. Questa gioia e questa pace che Gesù mette dentro di noi, possano entrare nelle nostre famiglie, nella chiesa, nella città e nella società per aprirci ad una più grande speranza! Nel cuore della S. Famiglia i vostri piccoli fratelli Assunzione di Maria 2008 Si può scorgere in questa ricerca una insopprimibile nostalgia di autenticità e di serietà, un bisogno impellente di uscire dalla mentalità del consumismo – specialmente per quanto riguarda il consumo del tempo che rende insipida la vita – e di approdare al mondo dello spirito, dove tutto ha un peso di verità e di eternità. Spesso, a noi monaci che viviamo appartati dal mondo, capita spesso di sentirci chiedere una parola o la consegna di un segreto che possa aiutare a scoprire il vero e definitivo senso della propria esistenza. La risposta non può essere tratta da alcuna filosofia o scienza umana, ma unicamente da Colui che è alla sorgente e alla foce del fiume della vita ed è venuto a mettersi nel fluire della nostra umanità per stabilirci nella sua divina realtà. Il Signore Gesù Cristo ci ha dato, con il suo esempio e il suo insegnamento, la parola-chiave per trasfigurare ogni istante della nostra vita. Questa deve essere vissuta con responsabilità, quindi con estrema serietà. Purtroppo la nostra epoca è segnata dall’incostanza e dal dilettantismo; si fanno volentieri tante esperienze, sempre con la riserva di cambiare a proprio piacimento, evitando così di assumere impegni esigenti e definitivi che comportino sacrifici e rinunzie, ossia il dono totale di se stessi. Una collezione di tentativi ed esperienze non potrà però condurre né ad una maturità umana né ad una serietà di vita cristiana. Spesso si constata invece quale suo inevitabile risultato l’insoddisfazione cronica, il senso del fallimento e il tedio della vita. Dietro a questo atteggiamento di instabilità e di disimpegno ci può essere una fragile personalità, ma anche la mancanza di una elementare educazione alla vita che tradisce l’errata concezione che si ha di essa nella nostra società secolarizzata. Se infatti si concepisce la vita come un qualsiasi bene di consumo, un bene privato da gestire a proprio piacimento, viene a mancare ogni slancio ablativo, ogni vero dinamismo vitale e, mentre si crede di conservarsi, ci si condanna a morire asfissiati nel proprio io. Il rimanere irresoluti e instabili per la paura di perdersi è già una perdita, e la più grave delle perdite, poiché tale comportamento tiene la persona in un corrosivo senso di incompiutezza e di frustrazione e la rende sempre meno capace di discernere la volontà di Dio e dare una risposta totale e responsabile. Non ci si può permettere di continuare a “provare” molte cose cervando quella che “ci va bene”; è necessario decidersi per la scelta nella quale noi stessi dobbiamo lasciarci mettere alla prova e rendere idonei a compiere ciò per cui Dio ci ha creati, scelti e chiamati. E’ proprio una questione di serietà, sia che si tratti della vita consacrata che di quella matrimoniale o semplicemente professionale. In ogni caso la costanza segna il barometro della serietà e quindi della fedeltà. Si avverte, a questo proposito, l’urgenza di una sana e solida educazione che dovrebbe partire già dall’infanzia. Non si impara a vivere da sé: lo si apprende praticamente in seno agli ambiti vitali in cui si nasce e si cresce: la famiglia, la scuola, la società… Ma non è proprio quello che oggi viene sempre più a mancare alle nuove generazioni? E’ una tragedia di cui ci preoccupiamo seriamente. Scriveva Rainer Maria Rilke: “Dio ci aspetta là dove affondiamo le radici”. E’ urgente, dunque, mettere radici e affondarle nella terra di Dio ricca di linfa vitale. Aiutiamoci vicendevolmente a dare alla nostra vita una sempre maggiore consistenza nutrendola di Parola di Dio, di preghiera, di grazia sacramentale e diventando perciò sempre più oblativi, donati a Dio per i fratelli, creando così luoghi di educazione al bene. i vostri piccoli fratelli Avvento
e S. Natale 2007 E' per questo che, all'inizio di un nuovo anno liturgico, ripartiamo nella meditazione dei misteri della nostra fede. Eccoci
ora davanti al mistero dell'Incarnazione: a quello che viviamo come
il dolce evento del Natale, nell'atmosfera creata dall'evocazione dell'infanzia
di Gesù; mistero la cui portata è immensamente grande
e drammatica, se consideriamo il realismo del Verbo di Dio che si fa Gesù è nato proprio al fine di poter morire per noi. In tal modo diventa nostro Salvatore. E il suo morire inizia dal suo primo vagito, dal suo patire il freddo, la fame, l'esilio, la persecuzione, ogni limite della natura umana fino all'ultimo respiro emesso sulla croce. Come ognuno di noi, anche il Figlio di Dio ha portato il peso della quotidiana esistenza, esposta a tutti i rischi e a tutte le fatiche. Ma di tutto questo Egli ha fatto un umile servizio, un dono di amore, un santo sacrificio, per dare anche alla nostra "fatica di vivere" un valore redentivo. L'evento dell'Incarnazione non è, infatti, circoscritto entro quel tempo e quel luogo, ma si è esteso a tutto il tempo e a tutti i luoghi per raggiungere tutti gli uomini. E' per questo che noi ci troviamo ancora a vivere come attuale la venuta di Gesù nel mondo, la sua presenza in noi. Non potremmo
però contemplare e sperimentare con intensità la dolcezza
e la forza di questo mistero senza farci accompagnare da Maria, Vergine
di Betlemme e da Giuseppe suo sposo: é nel grembo di Maria che
il Verbo si è fatto carne! Contemplando Colei che, credendo,
è divenuta la porta attraverso la quale il Figlio di Dio è
entrato nel mondo come uomo e vi è rimasto per sempre quale Dio-con-noi,
possiamo imparare a compiere la volontà del Padre. Si riparte
sempre dal dolce mistero dell'infanzia, da quel Bambino che vuole cercare
una culla anche dentro di noi, da quel Bambino che è la Tenerezza
di Dio e viene a mendicare il nostro amore. Questa è la grazia
specifica del Natale; questo è perciò l'augurio più
bello che ci possiamo fare vicendevolmente. Carissimi, Avvento
e S. Natale 2006 Quaresima
e S. Pasqua 2006 Sarebbe
del tutto errato pensare il Padre come il Dio severo e giustiziere che
colpisce "Stendendo le mani sulla croce, o Cristo, tu hai riempito I'universo della tenerezza del Padre", esclamava san Giovanni Crisostomo. E santa Caterina da Siena: "O misericordia che esce dalla tua divinità, Padre eterno; nella misericordia tua fummo creati; nella misericordia tua fummo ricreati nel sangue del tuo Figliuolo... La tua misericordia dà vita!" Nel
sacrificio redentore di Cristo si manifesta dunque l'infinita compassione
del Padre Quali
"figli della luce", cantiamo con la vita la nostra santissima
fede e la nostra incrollabile speranza, senza lasciarci turbare dagli
sconvolgimenti del mondo, poiché il male non è Cogliamo
I'occasione di condividere, con voi, una grande gioia: ricorre quest'anno,
per Prepariamoci insieme ad una Pasqua radiosa.
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Piccola
Famiglia di Betlemme - 15010 Ponzone (AL), tel. 0144.78578 - e-mail: pfb@piccolafamigliadibetlemme.org
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