Quaresima
e S. Pasqua 2009
PAX!
“Io
sono il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecore…
Io sono il buon pastore. Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono
me…
Io do la mia vita…
Nessuno me la toglie. Io la do da me stesso”. (Giovanni 10)
Carissimi,
in questo tempo di quaresima verso la S. Pasqua Gesù ci dice
“Io sono il Pastore”: il titolo più disarmante e
disarmato che Gesù dà a se stesso. Eppure pieno di coraggio,
contro i lupi e per la croce. “Io sono il bel Pastore”,
aggiunge il testo greco. A noi piace questa traduzione perché
ci fa capire che la bellezza del Pastore è il fascino che hanno
la sua bontà e il suo coraggio. Capiamo che la bellezza è
attrazione, è Dio che crea comunione.
Con che cosa ci affascina il bel Pastore, come si fa suoi? Con un verbo
ripetuto cinque volte: “Io do la mia vita: la mia vita per la
tua” . E non so immaginare un’avventura migliore. “Questo
è il comando che ho ricevuto dal padre mio”, il comando
che fa bella la vita: il dono. La felicità della nostra vita
e che ha a che fare con il dono di Gesù e non può mai
essere solitaria.
Il bel Pastore coraggioso ha un movente, non semplicemente un ordine
da eseguire. Se cerchiamo ciò che lo muove, ci imbattiamo subito
nell’immagine opposta del mercenario che vede venire il lupo,
abbandona le pecore e fugge perché non gli importa delle pecore.
A Gesù invece le pecore importano, tutte, l’una e le novantanove.
L’uomo interessa, l’uomo importa. Anzi, Gesù considera
ogni uomo più importante di se stesso, per questo dà la
sua vita.
“Signore, non t’importa che moriamo?” gridano gli
apostoli spaventati in una notte di tempesta. E il Signore risponde
placando il mare, sgridando il vento, per dire: “Sì, mi
importa di te, mi importa della tua vita, tu sei importante per me.
Lo ripete, in questo tempo, a ciascuno: mi importano i passeri del cielo,
ma voli valete più di molti passeri. Mi importano i gigli del
campo, ma voi siete di più. Ti posso contare i capelli in capo,
e tutta la paura che porti in cuore.
Questa è la nostra certezza: a Dio importa di me! A questo ci
aggrappiamo, anche quando non capiamo, soffrendo per l’assenza
di Dio, turbati dal suo silenzio.
“Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre: la vita
è dono”. Per stare bene l’uomo deve dare: Perché
così fa Dio. Il Pastore non può star bene finché
non sta bene ogni sua pecora. Il Dio del cristiano non sta bene nei
cieli, discende e si compromette. Il cristiano non può star bene
finché non sta bene il suo fratello.
E tutti, a nostra volta piccoli pastori, ripetiamo le parole di Gesù,
in silenzio e coraggio: tu mi importi, tu figlio amato o sconosciuto
fratello, tu incontro d’oggi o compagno di una vita, tu sei importante
per me.
Da qui parte l’avventura di coloro che vogliono sulla terra, come
il bel Pastore coraggioso, custodire e lottare, camminare e liberare.
Alla ricerca di Qualcuno che ci faccia diventare dono, che ci dia il
coraggio di capire che dare la vita è l’unico comando,
è l’unico modo per trovare pienezza, è vivere la
Pasqua.
Amaci Signore e sarà Pasqua!
I vostri piccoli fratelli
Calendario
della Pieve 2010
Carissimi
Amici della Pieve e della Piccola Famiglia di Betlemme,
nella copertina del calendario del nuovo anno 2010 possiamo vedere l'icona
del "Bel Cammino", un'icona che Dio ha dipinto per tutti noi
col suo amore.
In questo dipinto, tra l'altro, viene sottolineato il dono che Gesù
ha fatto di sé durante l'Ultima Cena e sulla Croce, l'intera
sua vita vissuta e offerta come dono totale di sè al Padre e
agli uomini: sono il mistero in cui il monaco, e ogni cristiano, immerge
la propria vita. "Questo è il mio
corpo che è dato per voi" (Lc 22,19).
Dal corpo eucaristico di Gesù al Corpo della'Amore crocifisso,
al proprio corpo, di cui il Signore Gesù prende gradualmente
possesso: queste tematiche sono continuamente intrecciate, richiamandosi
a vicenda. Il Corpo del Signore e il corpo del discepolo: il cammino
del monaco si presenta come un itinerario in cui questi due corpi man
mano convergono, fino a diventare uno solo attraverso il dono dell'offerta
totale di sé. Seguire l'Agnello ovunque va, verso la propria
Gerusalemme, offrendosi a Lui nella totalità del proprio essere.
Questo cammino è sostenuto dall'Eucarestia, il cibo proprio del
discepolo di Gesù. Vivere secondo l'Eucarestia significa togliersi
realmente dalla propria stretta via particolare per crescere verso l'immensità
della vita di Cristo. Chi ha visitato il Signore nella sua dimora non
vorrà più preoccuparsi unicamente di sè e dei suoi
propri interessi: comincerà ad interessarsi alle cose di Dio.
Questo è ciò a cui ci invita la S. Trinità e che
auguriamo a tutti voi di percorre in questo nuovo anno, sostenuti dall'amicizia
che ci lega e dalla preghiera che ci rende forti. In comunione nella
S. Famiglia: buon "Bel Cammino!"
Grazie
I vostri piccoli fratelli
Avvento
e S. Natale 2009
PAX
!
"I
pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino". (Le 2,16)
Carissimi,è
così bello che Luca prenda nota di questa visita! E' bello per
tutti i poveri, gli ultimi, gli anonimi, i dimenticati. E' davvero una
buona notizia: la storia cambia direzione.
Dio scommette su coloro sui quali la storia non scommette. Dio sceglie
la via della periferia. La grande ruota della storia aveva sempre girato
in un unico senso: dal basso verso l'alto, dal piccolo verso il grande,
dal debole verso il forte.
Quando Gesù nasce, anzi quando il Figlio di Dio è partorito
da una donna, il movimento del meccanismo della storia per un istante
s'inceppa e poi prende a scorrere nel senso opposto, nel senso del forte
che si fa servo del debole, dell'eterno che cammina fra le età
dell'uomo, il fiume di fuoco si abbrevia in una scintilla, l'infinito
nel frammento.
Natale è l'inizio del capovolgimento totale, di un nuovo ordinamento
di tutte le cose.
Non è facile il Natale. Tutta la violenza del mondo (la situazione
attuale) contraddice l'annuncio della pace. E la nostra fede talvolta
si domanda: e se fosse tutto un'illusione generata dal bambino che è
in noi? Se fossimo rimandati a Dio solo dalla paura e dai disastri della
storia?
Ma a Betlemme è accaduto l'inverso. E' Dio che è rimbalzato
fino a noi. L'incarnazione è il punto centrale dello spazio e
va dall'alto verso il basso; è il momento centrale del tempo,
e attorno ad essa danzano i secoli.
"Maria
da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore".
(Lc 2,19)
Conservare
le cose, sottrarle all'oblio, farle vivere ancora. Quante volte nella
Bibbia è detto: "Ricorda Israele!" Ricorda, perché
1' oblio è la radice di tutti i mali. Custodire, per lasciarsi
inserire in qualcosa di più grande dell'istante. Meditare, confrontare
le cose, per cercarne il senso profondo.
Perché non è facile, non è ovvio, capire ciò
che sta accadendo, la contraddittorietà, la non plausibilità
di questa nascita: la gloria di Dio e la piccolezza del bambino; il
canto degli angeli e la stalla. Tenere insieme le cose anche se sembrano
contraddittorie, la gloriosa liturgia del cielo e l'umile liturgia dei
pastori, senza eliminare l'una o l'altra: un giorno si chiariranno.
Perché è proprio nel loro confronto che risiede la pienezza
del cristianesimo, quella forte e dolce utopia di riuscire a unire il
volto dell'altro e il Volto di Dio
"Tutto
quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più
piccoli,
l'avete fatto a me". (M 25,40)
Il nostro
augurio per voi è quello di scoprire il filo d'oro, quell'unità
segreta che ci lega a Dio con vincoli d'amore.
A tutti... grazie per il vostro bene!!! Nella S. Famiglia
i vostri
piccoli fratelli
Quaresima
e S. Pasqua 2009
PAX
!
Carissimi,
nel cammino
già iniziato della Quaresima e nell’avvicinarsi della Pasqua,
anche quest'anno siamo sollecitati a verificare I’orientamento
della nostra vita per evitare di trovarci in corsa su vicoli ciechi
o seduti ai margini della strada. “Considerate bene la vostra
condotta", ci dice l'apostolo Paolo (cfr Ef 5,15) e S. Benedetto
gli fa eco ponendo proprio al primo gradino dell'umiltà l'impegno
a fuggire la superficialità perdendo di vista l'essenziale.
Non è
facile avere il giusto discernimento tra ciò che deve essere
ritenuto essenziale e ciò che va considerato secondario, oggi
ci si trova davanti ad un enorme e crescente cumulo di fatti, di idee,
di opinioni che affollano la scena del mondo. Chi non vede come spesso
si vanno mescolando fede e superstizione, religiosità e corruzione?
La certezza che qualcosa può davvero cambiare in meglio sta unicamente
nella sincera conversione dell'uomo, sta nel cambiamento del nostro
cuore. "L'essenziale" è dunque la santità. E'
alla portata di ogni cristiano, dal momento che significa semplicemente
vivere la realtà del battesimo.
L'essere
santi corrisponde dunque ad essere "vivi" della vera e indefettibile
vita e non lasciarsi più intaccare lo spirito dal germe di corruzione
e di morte che è il peccato. Nella Bibbia tantissime volte Dio
parlando al suo popolo e formulando delle proposte afferma “Se
vuoi..."
"‘Se
vuoi...": Dio propone all'uomo la via della vita - che consiste
nell’obbedienza alla sua Parola, ai suoi comandamenti - ma lo
lascia libero nella scelta, perché la scelta della vita coincide
con la scelta dell'amore e l’amore, è un si che implica
il dono totale di sé.
“Se
vuoi...": se vogliamo salvare la nostra vita non soltanto per il
presente ma per sempre, occorre che ci convertiamo a Colui che è
la stessa Vita. Siamo infatti come piccoli fiumi che scorrono verso
l’oceano infinito: un oceano d'amore.
La nostra
conversione è quindi anzitutto una questione di cuore; si tratta
di deciderci risolutamente per la vera Vita credendo all'Amore da cui
essa scaturisce e in cui essa rifluisce. L'avere una vita serena non
è legato tanto al benessere e alla tranquillità della
nostra situazione, quanto alla profonda e costante adesione a Dio e
al suo disegno su di noi.
Il grido
della Resurrezione "Cristo è risorto dal morti, a tutti
ha donato la vita" ci raggiunga. La Resurrezione di Gesù
inaugura e anticipa la resurrezione del genere umano. Credere alla Resurrezione
del Crocifisso significa dunque credere che lo Spirito Santo ci è
donato per farci creature nuove destinate alla vita eterna, credere
che il bene vince sul male. E' vero che il mistero del Risorto non cambia
immediatamente il mondo che rimane nelle sue ambiguità, oscurità,
violenze e dolori, cambia però il cuore umano, il nostro modo
di essere e di operare.
Gesù
ci doni di essere sempre più uomini e donne della Risurrezione,
come le donne del vangelo che trasaliscono di gioia, di camminare non
verso il sepolcro, ma verso la Vita e di proclamare a tutti: il Crocifisso
è Risorto!
BUONA
PASQUA A TUTTI! i vostri piccoli fratelli
Avvento
e Natale 2008
PAX
Carissimi,
Vogliamo
soffermarci con l’attenzione del cuore sulla lettura del brano
di Vangelo di Luca 2, 1 – 14, perché la Parola di Dio ci
prepari a vivere questo tempo cercando la sua Presenza prima di tutto.
Questo
brano ci delude un po’, ci appare povero di significati, infatti
i personaggi principali non pronunciano nessuna parola, sono muti. Nessuna
parola pronunciano Maria e Giuseppe e nessuna, ovviamente il neonato.
Si tratta di un racconto che presenta una serie di umili gesti scanditi
nel silenzio. Sullo sfondo stanno i grandi gesti del potere politico:
il censimento di tutta la terra, per sottolineare l’esagerato
potere romano che continua ad estendersi ed a opprimere i poveri. Sembra
di leggere una pagina di un nostro quotidiano!
C’è
però un’eccezione verso la conclusione del brano: quella
di un angelo del Signore che annuncia ai pastori, che di per sé
sono fuori dalla scena centrale una grande gioia:
“Vi
è nato un salvatore!”
E poi
una moltitudine dell’esercito celeste loda Dio, proclama la sua
gloria nel più altro dei cieli e pace in terra agli uomini che
Dio ama. Davvero straordinario in contrasto tra la povertà della
scena centrale e la magnificenza della scena che fa da contorno. Il
Dio di Gesù sembra qualificato da alcuni paradossi, da verità
apparentemente al limite del buon senso ed anche al di là del
buon senso comune: di fronte a Dio il piccolo appare più importante
del grande, il povero più del ricco, il disprezzato più
di colui che è importante, ed ancora, ciò che sulla terra
è solitudine ed umiliazione, può essere grande e glorioso
in cielo. Abbiamo perciò una prima indicazione: abituiamoci ad
andare oltre le apparenze, al di là di quanto porta il sigillo
della moda, del successo, del potere, dell’audience. Abituiamoci
anche a guardare Dio come Colui che ordinariamente è dalla parte
del più piccolo e del più povero, come qualcuno la cui
onnipotenza si mostra anzitutto nella bontà e nella tenerezza,
nell’affabilità e nella vicinanza ai più semplici
ed ai più umili. Quanto appare nella scena ha un significato
unico: Dio ci ama gratuitamente, ci ama prima che noi lo amiamo ed è
capace di sacrificarsi per il nostro bene.
Siamo
invitati quindi a prendere coscienza di non essere soli ed abbandonati
nel cammino della vita, di poter guardare in faccia senza eccessivo
terrore ed affanno gli eventi “faticosi e imprevedibili”
di questi ultimi tempi e quelli che forse ci attendono. Il Signore nel
Natale è venuto con noi e con noi rimane, non ci abbandona nella
nostra povertà. Il Signore è con i più poveri e
dona loro salvezza, vincendo ogni ingiustizia ed oppressione.
Il dono
proprio del Natale, carissimi amici, dono che auguriamo a voi di tutto
cuore, è quello della gioia ed della pace. Non una gioia ed una
pace superficiali, effimere, ma la gioia e la pace di Dio, che non ci
impediscono di partecipare e di sentire nostri tutti i dolori e le sofferenze
dell’umanità, a cominciare dalle sofferenze del nostro
povero Paese.
Questa
gioia e questa pace che Gesù mette dentro di noi, possano entrare
nelle nostre famiglie, nella chiesa, nella città e nella società
per aprirci ad una più grande speranza!
Nel cuore
della S. Famiglia i vostri piccoli fratelli
Assunzione
di Maria 2008
Carissimi,
nella stagione estiva si moltiplica il numero delle persone e dei gruppi
che impegnano un po del loro tempo libero anche per visitare luoghi
santi e accostare monasteri e luoghi di preghiera come il nostro Santuario.
Che cosa
li spinge? Talvolta una semplice curiosità che va un po
di moda, ma spesso una sincera ricerca di qualcosa di cui avvertono
in sé lesigenza e che non trovano nel loro ambiente consueto,
dove la logica del mondo intacca tutte le cose e le svuota di senso.
Si può
scorgere in questa ricerca una insopprimibile nostalgia di autenticità
e di serietà, un bisogno impellente di uscire dalla mentalità
del consumismo specialmente per quanto riguarda il consumo del
tempo che rende insipida la vita e di approdare al mondo dello
spirito, dove tutto ha un peso di verità e di eternità.
Spesso,
a noi monaci che viviamo appartati dal mondo, capita spesso di sentirci
chiedere una parola o la consegna di un segreto che possa aiutare a
scoprire il vero e definitivo senso della propria esistenza. La risposta
non può essere tratta da alcuna filosofia o scienza umana, ma
unicamente da Colui che è alla sorgente e alla foce del fiume
della vita ed è venuto a mettersi nel fluire della nostra umanità
per stabilirci nella sua divina realtà.
Il Signore
Gesù Cristo ci ha dato, con il suo esempio e il suo insegnamento,
la parola-chiave per trasfigurare ogni istante della nostra vita. Questa
deve essere vissuta con responsabilità, quindi con estrema serietà.
Purtroppo
la nostra epoca è segnata dallincostanza e dal dilettantismo;
si fanno volentieri tante esperienze, sempre con la riserva di cambiare
a proprio piacimento, evitando così di assumere impegni esigenti
e definitivi che comportino sacrifici e rinunzie, ossia il dono totale
di se stessi. Una collezione di tentativi ed esperienze non potrà
però condurre né ad una maturità umana né
ad una serietà di vita cristiana. Spesso si constata invece quale
suo inevitabile risultato linsoddisfazione cronica, il senso del
fallimento e il tedio della vita.
Dietro
a questo atteggiamento di instabilità e di disimpegno ci può
essere una fragile personalità, ma anche la mancanza di una elementare
educazione alla vita che tradisce lerrata concezione che si ha
di essa nella nostra società secolarizzata. Se infatti si concepisce
la vita come un qualsiasi bene di consumo, un bene privato da gestire
a proprio piacimento, viene a mancare ogni slancio ablativo, ogni vero
dinamismo vitale e, mentre si crede di conservarsi, ci si condanna a
morire asfissiati nel proprio io. Il rimanere irresoluti e instabili
per la paura di perdersi è già una perdita, e la più
grave delle perdite, poiché tale comportamento tiene la persona
in un corrosivo senso di incompiutezza e di frustrazione e la rende
sempre meno capace di discernere la volontà di Dio e dare una
risposta totale e responsabile.
Non ci
si può permettere di continuare a provare molte cose
cervando quella che ci va bene; è necessario decidersi
per la scelta nella quale noi stessi dobbiamo lasciarci mettere alla
prova e rendere idonei a compiere ciò per cui Dio ci ha creati,
scelti e chiamati. E proprio una questione di serietà,
sia che si tratti della vita consacrata che di quella matrimoniale o
semplicemente professionale. In ogni caso la costanza segna il barometro
della serietà e quindi della fedeltà. Si avverte, a questo
proposito, lurgenza di una sana e solida educazione che dovrebbe
partire già dallinfanzia. Non si impara a vivere da sé:
lo si apprende praticamente in seno agli ambiti vitali in cui si nasce
e si cresce: la famiglia, la scuola, la società
Ma non
è proprio quello che oggi viene sempre più a mancare alle
nuove generazioni? E una tragedia di cui ci preoccupiamo seriamente.
Scriveva
Rainer Maria Rilke: Dio ci aspetta là dove affondiamo le
radici. E urgente, dunque, mettere radici e affondarle nella
terra di Dio ricca di linfa vitale.
Aiutiamoci
vicendevolmente a dare alla nostra vita una sempre maggiore consistenza
nutrendola di Parola di Dio, di preghiera, di grazia sacramentale e
diventando perciò sempre più oblativi, donati a Dio per
i fratelli, creando così luoghi di educazione al bene.
i vostri
piccoli fratelli
Avvento e S. Natale 2007
Carissimi,
i giorni si sono già rivestiti di quell'atmosfera un po' tenera,
un po' malinconica propria di questo tempo d'attesa, così che
il nostro animo si dispone a raccogliersi attorno a pensieri più
grandi, a sentimenti più profondi: ci sembra quasi d'obbligo
parlare un po', con voi, di Gesù! A Lui, unico nostro Salvatore,
vogliamo tendere lo sguardo e invitare così i nostri amici più
cari alla fede e all'amore.
Ma il parlare di Gesù sarebbe niente di più che un vuoto
balbettio se non avessimo a cuore, prima di tutto, di incontrarci personalmente
con Lui nella fede e di sperimentare la sua presenza salvifica nella
nostra vita. E' quindi con "intelletto d'amore" che dobbiamo
cercare di conoscere la sua Persona, per lasciarci totalmente coinvolgere
nel suo mistero di grazia.
E' per
questo che, all'inizio di un nuovo anno liturgico, ripartiamo nella
meditazione dei misteri della nostra fede.
Eccoci
ora davanti al mistero dell'Incarnazione: a quello che viviamo come
il dolce evento del Natale, nell'atmosfera creata dall'evocazione dell'infanzia
di Gesù; mistero la cui portata è immensamente grande
e drammatica, se consideriamo il realismo del Verbo di Dio che si fa
carne, dell'eterno Figlio di Dio che nasce uomo sulla terra per condividere
la povertà dell'umana creatura ferita dal peccato e riscattarla
dalla morte mediante la propria morte.
Gesù
è nato proprio al fine di poter morire per noi. In tal modo diventa
nostro Salvatore. E il suo morire inizia dal suo primo vagito, dal suo
patire il freddo, la fame, l'esilio, la persecuzione, ogni limite della
natura umana fino all'ultimo respiro emesso sulla croce. Come ognuno
di noi, anche il Figlio di Dio ha portato il peso della quotidiana esistenza,
esposta a tutti i rischi e a tutte le fatiche. Ma di tutto questo Egli
ha fatto un umile servizio, un dono di amore, un santo sacrificio, per
dare anche alla nostra "fatica di vivere" un valore redentivo.
L'evento
dell'Incarnazione non è, infatti, circoscritto entro quel tempo
e quel luogo, ma si è esteso a tutto il tempo e a tutti i luoghi
per raggiungere tutti gli uomini. E' per questo che noi ci troviamo
ancora a vivere come attuale la venuta di Gesù nel mondo, la
sua presenza in noi.
Non potremmo
però contemplare e sperimentare con intensità la dolcezza
e la forza di questo mistero senza farci accompagnare da Maria, Vergine
di Betlemme e da Giuseppe suo sposo: é nel grembo di Maria che
il Verbo si è fatto carne! Contemplando Colei che, credendo,
è divenuta la porta attraverso la quale il Figlio di Dio è
entrato nel mondo come uomo e vi è rimasto per sempre quale Dio-con-noi,
possiamo imparare a compiere la volontà del Padre.
Giuseppe ci insegna ad accogliere Gesù nel grande salto della
fede e dell'adorazione, a fare esperienza di Gesù, a conoscerlo.
Conoscere il Figlio, Infatti, significa entrare in comunione di vita
con Lui e per mezzo di Lui vivere in relazione filiale con il Padre.
Si riparte
sempre dal dolce mistero dell'infanzia, da quel Bambino che vuole cercare
una culla anche dentro di noi, da quel Bambino che è la Tenerezza
di Dio e viene a mendicare il nostro amore. Questa è la grazia
specifica del Natale; questo è perciò l'augurio più
bello che ci possiamo fare vicendevolmente.
Nella Santa Famiglia, i vostri piccoli fratelli
P. Giovanni Maria P. Benedetto
Quaresima e S. Pasqua 2007
Carissimi,
ancora
una volta ci è data la grazia inestimabile del "tempo favorevole”
alla conversione; ancora una volta riprendiamo insieme il viaggio quaresimale
con il desiderio di giungere alla Pasqua purificati dalle nostre colpe
e rafforzati nella vita di fede e di carità.
Il nostro cammino risulti davvero una "strada fatta insieme”,
una convergenza di intenti e di scelte concrete tese all'unico fine
che è il Regno di Dio, la comunione di vita nel tempo presente
in vista dell'eternità, a cui ogni istante della nostra esistenza
va orientato.
Per una lunga marcia - compatta e in salita - occorre anzitutto e soprattutto
la corda della carità. Su un popolo che cammina in silenzio adorante,
un popolo i cui membri si fanno gli uni carico degli altri, specialmente
dei più deboli, accettando la prova di tutte le stagioni dello
spirito - pioggia e sole, neve e vento - il Signore, come già
sull'antico Israele, stende misericordioso la sua "nube".
Allora il deserto fiorisce. Sboccia un fiore di nuova primavera, una
umanità nuova che riflette lo splendore e la gloria della santissima
Trinità.
Ogni comunità religiosa dovrebbe sentirsi particolarmente chiamata
a diventare icona della divina Koinonia, icona della comunione trinitaria.
Non tutti siamo capaci di dipingere icone su tavole di legno, ma tutti
possiamo e dobbiamo diventare icone portatrici del mistero di Dio nel
cuore degli uomini mediante la purità di cuore, la povertà,
l'obbedienza, ossia rivivendo il mistero del Cristo vergine, povero,
obbediente per amore fino alla morte. La santità della Chiesa
consiste sostanzialmente in questo: comporre in armonia la multiforme
grazia, la diversa funzione delle varie membra, riconoscendo che ogni
aspetto è necessario, indispensabile, e che solo dalla complementarietà
sgorga una bellezza che lascia intuire il mistero insondabile di Dio.
Alle comunità monastiche spetta far fiorire in bellezza il carisma
della intercessione e della contemplazione, ossia l'icona della trasfigurazione
sul monte della preghiera. Ma la luce taborica deve irradiarsi su tutto
il popolo che cammina nelle tenebre lungo l'arduo cammino della croce.
Mettiamoci dunque tutti insieme - ciascuno al suo posto, nel silenzio
e nella preghiera, nell'alacrità del lavoro e dell'impegno nella
famiglia e nella società - a cooperare docilmente con lo Spirito
Santo che va dipingendo in ciascuno di noi l'icona della Chiesa, della
"Sposa tutta bella", tratta fuori dalla schiavitù d'Egitto,
dalla corruzione di Babilonia e introdotta nella città della
pace, nella Gerusalemme celeste, dimora di Dio rivestita della sua luce.
"Questa chiesa - diceva S. Leone Magno - è amata e cercata
da Dio, perché a sua volta cerchi chi non la cerca e ami chi
non l'ama..." (dal Discorso 48).
Auguriamo così a tutti una santa Quaresima e una Pasqua di vera
gioia nello Spirito d'amore.
I vostri piccoli fratelli
Avvento
e S. Natale 2006
Carissimi,
alle trasparenze luminose delle aurore e dei tramonti si alternano i
banchi densi delle nebbie e, sopra le folate delle foglie morte che
il vento stacca dagli alberi, passano in volo compatto gli ultimi stormi
di uccelli migratori. E' tempo di transizione. Ma chi si domanda da
dove vengono e dove vanno tutte le cose? A uno sguardo superficiale
o distratto tutto sembra ovvio o banale; quanto peso di significati
nascosti racchiude invece ogni creatura, ogni evento, ogni mutamento!
L'uomo pensoso ne è profondamente ferito; si sente toccato da
tutto quanto esiste e accade. E, in modo inequivocabile, avverte che
il "perché" di tutto, il perché del suo stesso
esistere è "altrove ".
Per questo ci domandiamo se non è forse oggi tanto necessario
ritrovare la capacità di guardare il mondo con occhi stupiti
di bambino.
Con l'inizio del tempo di Avvento, chiudendo un anno liturgico e aprendone
un altro, torniamo così a raccoglierci in silenzio meditativo
e orante, torniamo a riempirci il cuore di speranza nella trepida attesa
che il mistero dell'Incarnazione si faccia ancora evento nell'oggi liturgico;
torniamo ai suggestivi canti che invocano L'aprirsi del cielo per lasciar
piovere il Giusto.
In tal modo sperimentiamo - come direbbe il teologo von Balthasar -
il tutto nel frammento, l'eternità già nel tempo. Guardando
al Cristo che deve venire a giudicare il mondo, lo invochiamo con la
voce di tutta la Chiesa: "Veni, Domine Iesu! ".
Proprio perché l'umanità avanza faticosamente lungo i
sentieri del tempo, come schiacciata sotto il peso della sua stessa
storia, ci deve essere sempre qualcuno che la inviti a levare il capo,
a guardare in alto, poiché è vicina la sua liberazione.
Ci deve essere sempre qualcuno che cerchi e invochi per tutti il Signore.
Vorremmo davvero saper scoprire negli avvenimenti del nostro vivere
quotidiano la presenza del Signore della storia, percepirne i passi
e il respiro nel cuore dell'universo e nel nostro stesso cuore, per
annunziarlo con grida di gioia: "Rallegratevi, il Signore viene;
il Signore è vicino! Viene a colmare le nostre solitudini, a
guarire le nostre angosce, a disperdere le nostre tenebre e a liberarci
dalle nostre paure".
E proprio perchè conosciamo la nostra debolezza, la nostra incostanza
e la nostra ricorrente tentazione di arrestarci o darci alla fuga, teniamoci
stretti a Maria, la Vergine fedele, la Madre che ben conosce la strada
dell'umiltà e della totale docilità a Dio. Facciamo anche
come ci suggerisce S. Benedetto: stringiamoci insieme in fraterna e
compatta schiera (RB 1,5), per essere capaci di resistere all'impeto
del male con la forza invincibile dell'amore e della preghiera.
Così, vigilanti e pronti, ci trovi il Cristo al suo nuovo sorgere
nell mondo come stella del mattino.
E tutti ci illumini con il radioso sorriso della sua bontà e
della sua pace.
Nel suo amore, i vostri piccoli fratelli.
Quaresima
e S. Pasqua 2006
Carissimi,
la Quaresima e la Pasqua ci pongono davanti ancor più vivo il
mistero della redenzione per farcelo non solo comprendere per farcelo
non solo comprendere, ma anche sentire in atto nella nostra esistenza
personale, nella Chiesa e nella storia dell'umanità di oggi.
L'iconografia del Medioevo ha spesso rappresentato il mistero della
redenzione con la figura di Dio Padre che regge le braccia della croce
su cui è immolato il Fíglio, mentre su entrambi apre le
ali la bianca colomba, simbolo dello Spirito Santo, da cui si irradia.
Sarebbe
del tutto errato pensare il Padre come il Dio severo e giustiziere che
colpisce
crudelmente il Figlio fatto uomo e caricato di tutti i peccati dell'umanità.
In realtà, il Padre consuma nel suo cuore tenerissimo - con viscere
materne! - la passione che il Figlio consuma nel suo corpo umano appeso
alla croce. E ad alimentare tale passione è lo Spirito Santo,
I'Amore che li fa Uno.
"Stendendo
le mani sulla croce, o Cristo, tu hai riempito I'universo della tenerezza
del Padre", esclamava san Giovanni Crisostomo. E santa Caterina
da Siena: "O misericordia che esce dalla tua divinità, Padre
eterno; nella misericordia tua fummo creati; nella misericordia tua
fummo ricreati nel sangue del tuo Figliuolo... La tua misericordia dà
vita!"
Nel
sacrificio redentore di Cristo si manifesta dunque l'infinita compassione
del Padre
nostro celeste. E' questo motivo di immenso conforto per noi così
facilmente paurosi del giudizio di Dio e inclini a leggere in chiave
di castigo le circostanze dolorose della nostra vita. Noi siamo purtroppo
di vista corta e ancora influenzati dalla mentalità del mondo;
abbiamo bisogno di acquisire una più limpida mentalità
cristiana, per credere di essere amati davvero "follemente"
da Dio. Egli, infatti, ha concepito e attuato per noi un disegno di
salvezza che lo ha coinvolto fino in fondo con la nostra miseria e con
il nostro conseguente dolore. Le piaghe del Figlio, grazie alle quali
siamo stati redenti, si sono aperte anche nel cuore del Padre. Se non
fosse così Gesù ci avrebbe detto: "ll Padre stesso
vi ama...'? (Giovanni 16,27). Questo ci può bastare per crescere
nella gratitudine e per dire senza posa con l'apostolo Paolo: "Ringraziamo
con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte
dei santi nella luce. E' lui, infatti, che ci ha liberati dal potere
delle tenebre e ci ha trasferito nel regno del suo Figlio diletto per
opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati"
(Colossesi 1,12-13).
Quali
"figli della luce", cantiamo con la vita la nostra santissima
fede e la nostra incrollabile speranza, senza lasciarci turbare dagli
sconvolgimenti del mondo, poiché il male non è
più forte del bene. La via della croce è necessariamente
da percorrere, ma per arrivare alla luce e alla gioia della Risurrezione.
Cogliamo
I'occasione di condividere, con voi, una grande gioia: ricorre quest'anno,
per
noi, il venticinquesimo anniversario di PROFESSIONE DEI VOTI e ne siamo
molto felici e grati al Signore, come potete ben immaginare. Vi chiediamo
di ringraziarlo con noi nella preghiera di lode e di gratitudine.
Prepariamoci
insieme ad una Pasqua radiosa.