Lauda
del Bambin Gesù
Ritrovata
presso una celebre biblioteca parigina, quella dell'Arsenal, questa
lauda trecentesca d'area tosco-umbra è una poesia d'amore, detta
dai fedeli accovacciati intorno al presepe a quel piccolo Bambino, che
ha preso ad allattarsi alla "dolciata puppa" della Vergine
Madre.
Per lo vostro gran valore, Vergine Maria,
ci
hai fatto un bambino ch'è la vita mia.
Un dolce bambino voi ci avete fatto,
grand'e picciolino da tenerlo in braccio;
baciando e abbracciando n'averem sollazzo:
non voglio altra gioia, nessuna che sia.
Vergine Maria, chínal nel presepio
quel dolce bambino: goderem con esso;
chi nol sa pigliare stringase al petto,
io che non possa cessare la dolcezza sua.
Del vostro bambino affannati siamo
e colli nostri cuori lo desideriamo;
accàttaci grazia che noi lo contempliamo
e tegnamoci sempre in sua balía.
Quei dolce
bambino gambetta in del fieno,
colle braccia scoperto, non lassa per gelo;
la madre lo ricopre con gran desiderio,
mettendoli la puppa nella sua bocchina.
Puppava lo bambino la dolciata puppa,
stringeala colla bocca, colle sue labbruccia;
ciuppa ciuppa ciuppa, non vuol ministruccia,
perché non avea dentucci la bella bocchina.
O vera umanitade, come se' aggrandita,
colla divinitade tu se' unita;
la Vergine Maria ne prende letizia
e a noi peccatori ne fa cortesia.
ANONIMO ITALIANO, Lauda del Bambin Gesú, in Poeti
minori del Trecento, a cura di N. Sapegno, Ricciardi, Milano-Napoli
1964.