L'OBLAZIONE
ALLA COMUNITA'
Gli Oblati sono quei cristiani, laici ed ecclesiastici,
che, spinti dal desiderio di seguire Gesù più intimamente
e da una particolare devozione al Santo Padre Benedetto, si offrono
a Dio in una determinata comunità monastica per seguirne la spiritualità,
per goderne le grazie ed i privilegi e per promuoverne le finalità
spirituali e sociali.
Per diventare quindi Oblato si richiedono tre disposizioni dell'animo:
1)
Desiderio sincero di migliorare la propria vita spirituale, cioè
di tendere progressivamente alla perfezione cristiana o, come dice S.
Benedetto, di ritornare a Dio, di cercare veramente Dio, fare sul serio
con Lui. Ecco le parole del Santo: "Ascolta, o figlio, gli insegnamenti
del Maestro e piega l'orecchio del tuo cuore; accogli volentieri i consigli
dell'affettuoso Padre e ponili vigorosamente in opera: perché
tu possa, per la fatica dell'Obbedienza, ritornare a colui dal quale
ti eri allontanato per l'inerzia della disobbedienza" (Prologo
RB).
"Quando un nuovo aspirante viene alla vita monastica (o di oblazione),
non lo si ammetta tanto facilmente, ma, come dice l'Apostolo, "provate
gli spiriti se siano secondo Dio...".
"Ci si preoccupi d'osservare se il novizio cerchi davvero Dio,
se sia fervoroso per l'opera di Dio, per l'obbedienza, per la tolleranza
del disprezzo" (Cap. 58).
2) Devozione particolare al Patriarca S.
Benedetto col proposito di mettersi alla sua scuola ed attuare a poco
a poco i suoi insegnamenti nel proprio ambiente familiare, professionale
e sociale.
"Dobbiamo dunque costituire una scuola di servizio del signore.
E nel costruirla noi speriamo di non stabilire nulla di penoso, nulla
di pesante. Ma se qualche cosa un pochino dura, suggerita da un ragionevole
equilibrio, dovrà pure introdursi per la correzione dei vizi
o per la conservazione della carità, non ti lasciar subito cose
sorprendere dallo sgomento di abbandonare la via della salute: è
una via che non può intraprendersi se non per uno stretto imbocco;
ma coll'avanzare nell'esercizio della virtù e nella fede il cuore
si dilata e la via dei divini precetti si corre nell'indicibile soavità
dell'amore" (Prologo).
3) Appartenenza alla nostra Comunità
Piccola Famiglia di Betlemme: caratteristica dell'istituto benedettino
è la stabilità per cui i monaci promettono di vivere sempre
fino alla morte nello stesso monastero in cui hanno emessa la loro professione.
Similmente, gli Oblati si offrono a Dio non già per l'ordine
benedettino, ma in una determinata Comunità di loro scelta che
considerano come una seconda famiglia in modo da sentirne l'influsso
vitale, partecipare alle preghiere ed alle opere buone che in essa si
compiono e favorire le attività da essa promosse.
Da queste brevi considerazioni possiamo concludere che l'oblazione benedettina
è quel rito sacro, approvato dalla Chiesa, con il quale l'aspirante
oblato, dopo un congruo periodo di formazione, promette a Dio di attendere
al perfezionamento della propria vita seguendo la Regola di S. Benedetto
e viene inserito nella famiglia monastica di una determinata comunità
con vincoli di intima fraternità e di vicendevole collaborazione.
CONDIZIONI PER L'AMMISSIONE
1) Aver compiuto il 18° anno di età.
2) Domanda di ammissione da inviarsi al Priore della comunità.
3) Buona condotta morale e professionale attestata da informazioni che
il Priore ha sempre diritto di richiedere.
SPIRITUALITA' BENEDETTINA
E CONSEGUENTI DOVERI
DEGLI OBLATI
Poiché, come abbiamo detto sopra, l'Oblato è tenuto a
modellarsi sulla stessa Regola scritta per i monaci, è opportuno
richiamare brevemente il pensiero di S. Benedetto sulla vita monastica,
sul monastero, sul monaco e quindi sull'oblato.
Il Santo non ama fare dissertazioni teologiche, ma si esprime con immagini
efficacissime.
Ecco le principali:
La vita monastica è un ritorno a Dio, dal quale ci eravamo allontanati
con la disubbidienza; una ricerca di Dio che avevamo smarrito a motivo
dei peccati e delle passioni; un servizio da rendersi continuamente
a Cristo Re; una via che porta alla vera e perpetua vita; un tempo di
aspettativa per convertirci e donarci a Dio; un'ascensione faticosa
ma esaltante che ci conduce sul monte santo di Dio; una corsa per raggiungere
il traguardo della eterna beatitudine. Così il monastero, per
S. Benedetto, è l'officina in cui si esercitano gli strumenti
delle buone opere; la scuola sempre aperta (schola dominici servitii)
dove si apprende il servizio da rendersi a Dio; la casa di Dio (Domus
Dei) dove tutto è disposto sapientemente e dove tutti sono
considerati figli di Dio e tutti cercano, amano e glorificano Dio. Di
qui ne consegue che il monaco (e perciò anche l'oblato) è
un cercatore di Dio, in quantosi sforza di ritornare a Lui e di conoscerlo
sempre più; un cristiano che impugna continuamente le armi luminose
dell'obbedienza per servire il Re Cristo Gesù e difendere i suoi
diritti; un cantore e un glorificatore di Dio a nome di tutta l'umanità;
un operaio che lavora nella vigna del Signore a qualsiasi ora o età
venga chiamato; un discepolo che frequenta con profitto la schola
dominici servìtii; un alpinista che sale faticosamente il
monte santo per raggiungere la dimora di Dio; un atleta che si esercita
continuamente per domare i vizi e sviluppare le sue energie spirituali;
un corridore sempre proteso in avanti per conquistare la corona incorruttibile
della gloria.
Alla luce di queste immagini tanto espressive ed efficaci si comprendono
agevolmente le linee essenziali della spiritualità benedettina
che coincidono perfettamente con il Vangelo e con la spiritualità
stessa della Chiesa.
Tale spiritualità traspare da tutte le pagine della Santa Regola;
tuttavia essa è contenuta maggiormente in alcuni capitoli caratteristici.
Nel
Cap. 4, in cui il Santo presenta ai suoi discepoli ben 72 strumenti
o mezzi per compiere opere buone enunciate in forma di sentenza cominciare
dal comandamento dell'amore verso Dio e verso il prossimo fino agli
esercizi ascetici più raffinati.
Nel
Cap. 5, nel quale viene raccomandata l'ubbidienza nei suoi motivi soprannaturali,
nelle sue doti e nei suoi vantaggi quale mezzo principale per andare
a Dio.
Nel
Cap. 6 si insiste sullo spirito di silenzio per moderare la loquacità
e favorire l'ascolto della Parola e la vita interiore.
Nel
Cap. 7, il più lungo di tutta la Regola, sono esposti i famosi
dodici gradi o manifestazioni della vera umiltà, considerata
non tanto come virtù specifica, quanto un complesso di disposizioni
interiori che indirizzano l'uomo nei rapporti con Dio, con gli altri
e con sé stessi ed il cui esercizio lo porta all'apice della
perfezione.
In
ben 13 capitoli (8° - 20°) S. Benedetto organizza l'Opus Dei
o Divino Ufficio e suggerisce alcune direttive per la preghiera liturgica
e privata. In essi traspare l'ansia del Santo per far comprendere al
suo discepolo l'importanza primaria dell'Opus Dei e il dovere di essere
il cantore di Dio per adorarlo, ringraziarlo e supplicarlo a nome proprio
e di tutti gli uomini.
Nel
Cap. 48, invece, il Santo organizza la giornata del suo discepolo, stabilendo
alcune ore di preghiera, altre per la Lectio Divina, altre ancora per
il lavoro. Con questi tre mezzi, sapientemente armonizzati e che i posteri
hanno espresso con il trinomio croce, libro e aratro o, più
brevemente, col binomio ora et labora (prega e lavora), i benedettini
hanno evangelizzato e civilizzato l'intera Europa ed anche oggi essi
danno un valido contributo al rinnovamento della Chiesa e della società.
Finalmente,
nel Cap. 72 il Santo riassume in otto brevi frasi lo zelo buono che
deve animare il suo discepolo per vivere santamente e giungere alla
vita eterna.
Da
questa rapida sintesi della spiritualità benedettina ne conseguono
per l'oblato alcuni doveri molto importanti.
1)
Leggere quotidianamente e posatamente qualche brano della Sacra Scrittura
o di altro libro ascetico e specialmente della Santa Regola. Questa
Lectio Divina è necessaria per arricchire lo spirito, per rendere
più fervente la preghiera e per soprannaturalizzare le occupazioni
quotidiane.
2)
Fare spesso l'esame di coscienza sugli strumenti delle buone opere (Cap.
4), sui gradi dell'umiltà (Cap. 7), e sullo zelo buono (Cap.
72), per realizzarli nelle varie circostanze della vita.
3)
Attendere frequentemente alla preghiera, sia privata che liturgica,
che deve avere sempre il primo posto nella giornata di un vero oblato.
In particolare, si raccomanda la partecipazione piene alla S. Messa,
la recita di qualche ora del Divino Ufficio e la recita del S. Rosario
in famiglia.
4)
Accostarsi ai santi Sacramenti della Riconciliazione e della Comunione
frequentemente.
5)
Adempiere fedelmente i propri doveri familiari, professionali e sociali.
Inoltre gli Oblati, quali membra vive della Chiesa e della società
e in ossequio alle direttive del Concilio Vaticano II collaborino alla
soluzione dei problemi del nostro tempo e si dedichino volentieri ad
ogni forma di apostolato in seno alle rispettive comunità cristiane
affinché in tutte le cose sia glorificato Dio.
INCONTRI FRATERNI
Per ravvivare continuamente negli Oblati lo spirito cristiano e benedettino
nostro proprio, possono essere programmate varie riunioni e incontri
fraterni che verranno concordati con la Comunità.
Gli incontri fraterni serviranno agli oblati e alla Comunità
dei monaci per far crescere sempre più e meglio, l'amicizia spirituale
e la fraternità reciproci, per la formazione su argomenti o temi
di particolare interesse per crescere insieme nell'amore di Dio.
ESORTAZIONI FINALI
Gli Oblati frequentino ed amino la Piccola Famiglia di Betlemme come
una seconda famiglia, ne promuovano, per quanto è possibile,
le attività spirituali e sentano di far parte dello stesso respiro
orante che essa diffonde nel mondo.
U.I.O.G.D