Ospitalità:
Gioia
di accogliere e di trovare Cristo
"Tutti
gli ospiti che giungono al monastero siano accolti come Cristo in persona,
poichè un giorno Egli dirà: Ero forestiero e mi avete
ospitato." (RB, 53,1)
Queste
parole con
cui inizia il capitolo della Regola di San Benedetto sull'ospitalità,
offrono la chiave per capire il "segreto" di quella squisita
esperienza che si può fare, in modo veramente particolare, presso
i monasteri benedettini. Il monastero è la "casa di Dio",
domus Dei, il Signore vi dimora stabilmente e nello stesso
tempo vi bussa come pèellegrino, come povero, come cercatore
di pace per esservi accolto. Egli offre e riceve ospitalità:
è l'ospitante e l'ospitato.
Sembra un paradosso, ma trattandosi di Dio, è una semplicissima
realtà.
Cristo
è sempre in cammino nella persona di ogni uomo che viene
in questo mondo e che va verso la dimora eterna. Tutta la nostra esistenza
è segnata dall'itineranza, quindi dal senso dell'estraneità
e del pellegrinaggio durante il quale le soste ospitali sono un ristoro
e una caparra della meta: la "casa", la dimora di Dio.
E' la meta a dare senso al viaggio, a illuminare i passi...
Il monastero è come una locanda lungo la strada:
sia dunque che ci troviamo dentro, sia che siamo alla porta, tutti siamo
spiritualmente in viaggioe Dio stesso si è fatto itinerante con
noi per condurci e per abituarci a astare con Lui.
Le
persone che frequentano la foresteria del monastero sono di
tutte le età e di tutte le categorie. Dai bambini che si preparano
a ricevere i sacramenti dell'eucaristia e della cresima, ai giovani
in orientamento vocazionale, ai genitori, agli anziani che si trovano
ormai vicini all'approdo sulle rive dell'eternità, alcuni dei
quali ci chiedono quindi di essere aiutati a concluderlo.
Tra questi due estremi, si presenta la gamma di tutte le altre fasi
di età, con i problemi più complessi dell'esistenza e
le più tormentate ricerche di un senso davanti a tutto ciò
che appare incomprensibile e inaccettabile alla ragione.
Solitamente
si constata che alla radice di tante situazioni di infelicità
umana c'è una carenza affettiva, ma è probabile che, ancor
di più alla radice, ossia, all'origine stessa della radice, si
possa scoprire una carenza di fede; la mancanza dell'incontro
con il Tu che, solo, può salvare dall'angoscia della
solitudine, dal gelo del cuore ch è un inverno senza speranza
di primavera.
Per questo motivo, chi viene al monastero cerca - più o meno
consapevolmente - una "rivelazione",
un "incontro".
Attraverso
l'ascolto della Parola e la preghiera insieme con la comunità
monastica, diventa possibile all'ospite percepire la presenza del Tu
assoluto che è il fondamento di ogni umana esistenza.
E' in questo senso che la comunità contemplativa evangelizza:
essa con il suo modo di essere e di vivere, fa professione di fede in
un Dio che è Creatore e Salvatore; in un Dio che ama gli uomini
fino alla "follia", e lo dimostra anche mediante persone che
chiama a condividere la sua stessa sollecitudine per tutti, fino al
sacrificio della vita.
Il
messaggio di gioia che gli ospiti possono ricevere dalla comunità
monastica passa soprattutto attraverso il silenzio e la lode corale.
Realtà che presuppongono una vita di fede, di carità e
di speranza. una vita consumata nell'umiltà della fatica quotidiana,
all'inegna della gratuità.
E' significativo il fatto che quasi tutti gli ospiti ritornano e fanno
del monastero il loro punto di riferimento. Chi sceglie anche di legarsi
come oblato diventa addirittura un "familiare" e
partecipa più intensamente dei beni spirituali del nmonastero
fino alla morte e post mortem.
C'è
inoltre un altro aspetto molto importante da evidenziare nel
bene dell'ospitalità, da cui nasce tanta gioia: è che
anche la comunità monastica può ricevere molto dagli ospiti,
in ogni senso.
Prma di tutto perchè in essi riceve le visite del Signore ed
è stimolata a crescere nella fede e nella carità; inoltre,
molto spesso anche gli ospiti portano una loro ricchezza umana e spirituale,
insegnano ed edificano con il loro stesso atteggiamento, o comunque
inducono a riflettere e a tenere lo sguardo del cuore aperto sulla vastità
della famiglia umana, sui problemi attuali e più roventi della
Chiesa e dei popoli di tutto il mondo.
Essi
poi, con il dono della loro amicizia - e talvolta anche dei loro servizi
- restituiscono alla comunità monastica il sorriso dell'anima
che ricevono e da cui, accostandola, continuamente attingono consolazione
e gioia.
La
bellezza e la gioia dell'ospitalità hanno infatti il loro segreto
nella divina Presenza.
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