La vita monastica
Il
monaco è essenzialmente un innamorato di Dio: E' lui che lo ha
chiamato nel deserto silenzioso del chiostro per "parlare al suo
cuore" attirandolo "con legami di bontà e vincoli d'amore"
(Osea, 2,16;11,4).
Il monaco cerca di rispondere a questo invito del Signore con tutta
la sua esistenza, poveramente, ma con tenacia.
Egli non vuole dissetarsi con un'acqua qualunque, seppur buona. Non
gli basta! Vuole dissetarsi alla sorgente stessa della vita per riuscire
a capire il grande disegno d'amore che Dio ha sull'uomo. Per questo
il monaco ha lasciato tutto e tutti per porsi, in piena libertà
di spirito, alla ricerca di Colui che gli ha ferito il cuore infondendogli
una struggente nostalgia di Sè. Ecco perchè il monaco
vive in disparte, in solitudine, per meglio dedicarsi a quell'unica
cosa, veramente necessaria, di cui parla Gesù nel Vangelo.
Agli
uomini di oggi, tentati a credere solo ad un efficientismo che rischia
di lasciarli vuoti ed insoddisfatti, il monaco ricorda che la grande
energia che tiene su il mondo e lo spinge avanti è la preghiera,
e che la nostra azione e il nostro impegno sono veramente efficaci quando
si nutrono del colloquio quotidiano con Dio. Il suo compito, dunque,
e la sua testimonianza come contemplativo sta in questo: essere nel
cuore del mondo e della Chiesa; un cuore che ama, loda, ringrazia, canta
e intercede non solo per sè, ma anche per tutti gli uomini suoi
fratelli, gridando con la sua vita che davvero Dio ci ha molto amati.